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Ificrate
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mwbaIficrate del demo di Ramnunte (in greco antico Ιφικράτης?, Iphikràtes; Atene, 418 a.C.Tracia, 353 a.C.) è stato un generale ateniese, famoso per i successi militari che ottenne usando dei peltasti.

Contents

Note

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Biografia

Guerra di Corinto

Nulla è noto della sua infanzia salvo il fatto che suo padre era calzolaio e si chiamava Timoteocite-ref-1[1].

Anche se non si hanno prove certe, è probabile che abbia combattuto nella mweaBattaglia di Cnido e che in seguito, quando aveva solo 25 anni, abbia ricevuto il comando delle truppe inviate in rinforzo dagli Ateniesi ai Tebani dopo la mweqbattaglia di Coroneacite-ref-2[2].

Nel mwfw393 a.C. è generale di una forza di mercenari al servizio di Atene stanziata a Corinto ed in questa veste prese parte alla mwgabattaglia del Lecheo, uno dei porti di Corinto, che era caduto sotto il controllo spartano da quando lo stratego Prassita, chiamato dalla fazione oligarchica, entrò nella città e sconfisse le truppe beote, argive e ateniesi che, invece, appoggiavano la fazione democraticacite-ref-3[3]cite-ref-4[4].

Ificrate, consapevole della maggiore esperienza delle truppe spartane in campo aperto, decise di adottare una tattica diversa basata su incursioni continue e pressanti allo scopo di sfinire l'avversario. Tale tattica, tuttavia, richiedeva l'impiego di un corpo di fanteria più mobile degli opliti tradizionali e pertanto Ificrate sostituì l'armatura completa in bronzo e lo scudo lungo con una corazza in lino ed uno scudo più maneggevole ed armò tale unità con una lancia più lunga e giavellotti.

Con queste truppe, chiamati mwkapeltasti (mwkqπελτασταί), Ificrate invase il territorio di Fliunte inducendo un reggimento spartano (mora) di 600 uomini ad accorrervi e, approfittando del fatto che gli Spartani procedevano senza il supporto di cavalleria e truppe leggere di sostegno, nei pressi del Lecheo, li attaccò con i giavellotti.

Allora, il comandante spartano ordinò ad alcuni dei suoi uomini di caricare gli Ateniesi ma senza esito poiché i peltasti, privi dell'armatura pesante, potevano fuggire più velocemente degli opliti per poi voltarsi e lanciare giavellotti sul nemico, infliggendogli così forti perdite. Tale tattica, ripetuta per numerose volte con simili risultati, spinse gli spartani a ritirarsi su una collina per attendere rinforzi che, però, furono ostacolati dagli opliti ateniesi guidati da mwkwCalliacite-ref-5[5].

La battaglia del Lecheo costò agli spartani 250 uomini su 600cite-ref-6[6] ed indusse mwnqAgesilao II a tornare a Sparta.cite-ref-7[7]

Nei mesi successivi alla partenza di Agesilao Ificrate annullò molti dei progressi che gli Spartani avevano fatto nei pressi di Corinto, recuperando Sidus, Crommione ed Oenoe riducendo il controllo spartano alla sola roccaforte del Lecheocite-ref-8[8].

Tuttavia, nonostante la vittoria, Ificrate fu rimosso dal comando a seguito delle forti pressioni degli Argivi che mal tolleravano l'influenza ateniese su Corinto e fu sostituito da mwqaCabriacite-ref-9[9]cite-ref-10[10].

Nel mwsg389 a.C. Ificrate fu quindi inviato da Atene nell'Ellesponto ove, sebbene fosse riuscito a sconfiggere mwswAnassibio, non poté prevalere contro mwtaAntalcidacite-ref-11[11]. Tenne il comando fino alla fine della guerra, avvenuta due anni dopo.

Tracia ed Egitto

Dopo i successi ateniesi, Ifìcrate si mise al servizio di mwuwSeute II, mwvare degli Odrisi e del suo successore mwvqCotys I il quale, per consolidare il proprio potere, concesse la figlia in matrimonio ad Ificratecite-ref-12[12].

Ificrate rimase in Tracia fino al mwww377 a.C. quando gli Ateniesi decisero, su pressante sollecitazione di mwxaFarnabazo II, di metterlo a capo del contingente di ventimila mercenari greci che avrebbe dovuto cooperare con le truppe persiane, guidate dallo stesso Farnabazo, nella campagna di riconquista dell'Egitto, guidato da mwxqNectanebo Icite-ref-13[13].

Dopo quattro anni di preparazione e di piccole scaramucce, l'esercito persiano penetrò nel territorio egiziano fino ad arrivare a poca distanza dalla capitale Menfi ma, a quel punto, scoppiò un forte dissidio tra Ificrate ed i comandanti persiani i quali non volevano impegnare il contingente in un pericoloso assalto alla capitale nemica.

Ciò provocò una stagnazione delle operazioni militari che furono definitivamente interrotte con le piene del mwzaNilo che, tagliando i rifornimenti, sancirono il fallimento completo della spedizione. A tal punto, Ificrate, memore del destino di Conone e timoroso per la propria sicurezza, fuggì ad Atene inseguito dai messi di Farnabazo che lo denunziarono agli Ateniesi senza che però questi condannassero il generale.

Guerra beotica

In effetti, si può dire che l'esito della spedizione in Egitto non oscurò la fama di Ificrate che, tra il 373 ed il mwzw372 a.C., ottenne dagli Ateniesi il comando, insieme a mwaaCallistrato e mwaqCabria, di una spedizione contro l'isola di mwagCorcira, all'epoca alleata di Spartacite-ref-14[14].

In tale spedizione, tuttavia, fece mostra di una certa temerarietà dal momento che indusse gli ateniesi ad affidargli l'intera marina militare per la spedizione, anche per il non eccelso stato degli equipaggi, inesperti e non coesi. In ogni caso, conquistata l'isola di Cefallenia, sbarcò a mwcaCorcira dove sconfisse i peloponnesiaci e respinse l'esercito che mwcqDionigi I di Siracusa aveva inviato in appoggio agli Spartani. Rimase a Corcira fino al 371 a.C. quando fu nuovamente chiamato ad Atenecite-ref-15[15]cite-ref-16[16].

Quando, nel mwew369 a.C., mwfaEpaminonda invase il Peloponneso, gli Ateniesi, timorosi che all'egemonia spartana potesse succedere quella tebana, inviarono Ificrate affinché ostacolasse la marcia delle truppe tebane che, tuttavia, poterono fare ritorno in patria senza subire alcun danno.

Due anni dopo, Ificrate ottenne il comando di una piccola forza militare contro la città di mwfgAnfipoli e ben presto fu invischiato nelle lotte di potere che travagliavano il mwfwRegno di Macedonia: infatti, la regina mwgaEuridice, vedova di mwgqAminta III, chiese l'intervento di Ificrate per consolidare il trono del figlio, mwggAlessandro II, mentre il reggente, mwgwTolomeo di Aloro, appoggiava le pretese di Anfipoli contro Ificrate ed Euridice.

In un primo momento, anche per l'aiuto tebano offerto a Tolomeo, prevalse costui che poté sbarazzarsi di Alessandro II e sostituirlo con il fratello minore mwhqPerdicca III. Tuttavia, dopo tre anni di scontri, Perdicca, stancatosi della tutela di Tolomeo, lo eliminò e tolse ogni appoggio ad Anfipoli che, priva di alleati, si arrese ed inviò ostaggi ad Atene mentre Ificrate veniva richiamato in patria lasciando gli incarichi a mwhgTimoteocite-ref-17[17].

Guerra sociale

Dopo alcuni anni di inattività, forse trascorsi in Tracia presso il suocero, nel mwjg358 a.C., Ifìcrate affiancò mwjwCarete e mwkaTimoteo come stratega nella mwkqguerra sociale contro i confederati di Atene.

Dopo la morte di mwkwCabria, gli Ateniesi nominarono come comandanti supremi Ificrate, suo figlio Menesteo, Timoteo, Carete.

A seguito della ribellione di Bisanzio, Menesteo decise di radunare le flotte presso l'isola di Samo e inviò la comunicazione anche agli altri colleghi che, tuttavia, sorpresi da una tempesta e memori di ciò che era accaduto alle mwlqArginuse, decisero di attendere il bel tempo. Carete, al contrario, decise di proseguire ma, sorpreso dai nemici presso mwlgEmbata, subì una cocente disfatta.

Per discolparsi Carete accusò di codardia Ificrate, Menesteo e Timoteo. Ificrate, per salvare il figlio, si assunse la piena responsabilità dell'azione e, grazie all'aiuto di mwmaLisia, si difese con tale periziacite-ref-18[18] che venne prosciolto da ogni accusa mentre Timoteo fu condannato, nel mwnq354 a.C., a pagare una forte ammenda.

Dopo il processo Ificrate visse tranquillamente ad Atene. Non è nota la data del decesso ma Demostene, nella mwnwContro Midia, datata mwoa348 a.C., si riferisce a lui come se non fosse in vita; convenzionalmente si riporta come anno di morte il mwoq353 a.C..

Giudizio

La fama di Ificrate fu ed è tuttora legata alle importanti innovazioni da lui introdotte nell'armamento della fanteria oplitica che, dopo una prima sperimentazione nella mwpaBattaglia del Lecheo, furono definitivamente approntate al suo ritorno dalle spedizioni in Egitto per conto dell'Impero Persiano. In merito, così si espresse lo storico mwpqDiodoro Siculo:

«Da quanto si dice, dopo aver acquisito una lunga esperienza nelle operazioni militari della guerra persiana, egli escogitò numerose migliorie negli strumenti di guerra, dedicando se stesso soprattutto in questioni di armi. In primo luogo, i greci usavano scudi grandi e quindi difficili da maneggiare. Egli li scartò, facendone altri piccoli ed ovali, di dimensioni modeste, raggiungendo in questo modo due obiettivi: conferire al corpo una copertura adeguata e consentire all'utilizzatore dello scudo piccolo, in virtù della sua leggerezza, di essere completamente libero nei movimenti. Dopo un periodo di prova del nuovo scudo, la sua facilità di utilizzo ne impose l'adozione, e la fanteria che veniva precedentemente chiamata "opliti" a ragione del loro pesante scudo, da allora ebbero il nome cambiato in "peltasti", dalla leggera pelta che portavano. Quanto alle lance e alle spade, egli fece una modifica in senso opposto: di fatto incrementò la lunghezza delle lance della metà e raddoppiò la lunghezza delle spade. L'uso pratico di queste armi confermò le prove iniziali e dal successo dell'esperimento si guadagnò grande fama di generale di genio e inventiva. Egli creò anche stivali da soldato facili da slacciare e leggeri che continuano ai giorni nostri ad essere chiamati ificratei.»

(Diodoro Siculo, XV, 44.1-3)

Note

cite-note-11. mwrqmwrgSmith.
cite-note-22. mwsgmwswAristotele,mwta I, 7.32-9.31 e II, 23.8.
cite-note-33. mwuamwuqDiodoro,mwug XIV, 86-91.
cite-note-44. mwvgmwvwSenofonte,mwwa IV, 4.6-12.
cite-note-55. mwxamwxqDiodoro,mwxg XIV, 91.
cite-note-66. mwygmwywSenofonte,mwza IV, 5.11-18.
cite-note-77. mw0amw0qSenofonte,mw0g IV, 5, 7.
cite-note-88. mw1gmw1wSenofonte,mw2a IV, 5, 18-19.
cite-note-99. mw3amw3qSenofonte,mw3g IV, 5, 8.34.
cite-note-1010. mw4gmw4wDiodoro,mw5a XIV, 91-92.
cite-note-1111. mw6amw6qSenofonte,mw6g IV, 8, 34.
cite-note-1212. mw7gPolieno, 3.9
cite-note-1313. mw8gmw8wDiodoro,mw9a XV, 29.
cite-note-1414. mw-amw-qDiodoro,mw-g XV, 41-43.
cite-note-1515. mw-gmw-wDiodoro,mwaqa XV, 47.
cite-note-1616. mwaqqmwaquSenofonte,mwaqy VI, 2.3.
cite-note-1717. mwaqomwaqsNepote,mwaqw 3.
cite-note-1818. mwaraAristotele, mwaremwariRetorica, II, 23.7

Bibliografia

Fonti primarie

• citerefaristoteleAristotele, Retorica.
• citerefnepoteCornelio Nepote, De viris Illustribus: Ificrate.
• citerefsenofonteSenofonte, Elleniche.

Fonti secondarie

• citerefsmith(EN) William Smith (a cura di), Iphicrates, in Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1870.

Collegamenti esterni

• citereftreccani-itIfìcrate, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaPaola Zancan, IFICRATE, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933.
• citerefdizionario-di-storiaIficrate, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) Iphicrates, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.